Il 2 giugno del 2026, in tutti i comuni italiani sarà o si dovrebbe celebrare degnamente l’ottantesimo compleanno della Repubblica italiana, una signora che porta egregiamente i suoi anni, pur presentando gli inevitabili e curabili acciacchi della gioventù matura. A proposito della nascita della Repubblica Piero Calamandrei scrisse: “ Mai nella storia è avvenuto, né mai ancora avverrà, che una Repubblica sia stata proclamata per libera sceltadi popolo, mentre era ancora sul trono il re”.
La Carta costituzionale, che entrò in vigore il Capodanno del 1948 e che è ancora in vigore, segna la conquistata libertà di pensiero e di parola, negata nel ventennio fascista e sancita dall’articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.(…). La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni ”.Il verbo manifestare ci fa venire alla mente la parola manifesto, largamente usato in ogni tempo e in ogni luogo.
A Sant’Agata di Puglia, e non solo, gli attacchini dei manifesti politici di parti avverse spesso venivano alle mani, procurando non poco lavoro ai medici e al pronto soccorso di qualche ospedale.
Durante il fascismo era in vigore la “censura preventiva”, che dalla nostra Costituzione è severamente vietata.
Durante il ventennio fascista in ogni questura c’era un sottufficiale, di regola era un maresciallo, che era addetto alla censura preventiva, cioè prima della pubblicazione.
A volte, quei marescialli avevano dei titoli di studio di basso profilo e tagliavano dei passi di testi ininfluenti e lasciavano “la polpa” degli articoli.
E’ il caso del Becco Giallo, un giornale satirico molto bene scritto, che non accettava la censura da chiunque fosse fatta.
La satira intelligente e pungente del Becco Giallo non sempre era compresa e quindi molti articoli contro Mussolini e la sua cerchia uscirono e qualche maresciallo fu, forse, trasferito in Sardegna.
Carmine Granato


