La Costituzione è il libretto delle istruzioni, indispensabile per “usare” correttamente le regole della nostra convivenza civile.
La Repubblica italiana è una signora di 80 anni ben portati. Considerando che l’Inghilterra ha una rispettatissima “costituzione” non scritta, che risale al Medio Evo, la nostra Costituzione si può considerare una neonata.
L’ottantesimo compleanno della Repubblica deve essere adeguatamente festeggiato in tutti i Comuni d’Italia.
La nascita della Repubblica, 2 e 3 giugno 1946, per l’Italia rappresenta una svolta epocale, considerando che con referendum popolare le italiane, che votavano per la prima volta, e gli italiani archiviarono definitivamente la Monarchia e costruirono uno Stato nuovo.
Basti pensare che lo Statuto Albertino, concesso nel 1848, prevedeva che il Senato fosse di nomina del re. Con la nuova Costituzione il Parlamento viene eletto a suffragio universale vero, cioè con la partecipazione delle donne, che possono anche essere elette.
Il più importante dei princìpi fondamentali della nostra Costituzione, è scritto nell’articolo 3, che prevede una parità formale, ma soprattutto una parità sostanziale tra i cittadini, ed è da leggere piano e fino in fondo:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (Parità formale)
(Parità sostanziale) È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Andiamo per ordine, facendo qualche esempio:
durante il fascismo il capo indiscusso della famiglia era il marito.
La Costituzione mette sullo stesso piano marito e moglie.
Durante il fascismo le donne – di regola – non potevano accedere a tutte le professioni.
La Costituzione – in base al principio di parità uomo donna – ammette le donne a esercitare tutte le professioni.
Oggi, le donne medico sono più numerose sei maschi.
durante il fascismo le donne non votavano, la Costituzione rende il voto uguale e libero per tutti.
Durante il fascismo c’erano ancora i titoli nobiliari, che facevano sentire i loro effetti anche in tribunale, dove la parola di un cafone valeva zero di fronte a quella di un sedicente o vero nobile.
Il secondo comma dell’articolo 3 prevede che la Repubblica, nelle varie sue articolazioni – Comuni compresi – rimuovano gli ostacoli che possano impedire alla persona di partecipare alla vita sociale e di realizzarsi. Quindi la nostra Costituzione mette al centro la persona.
Ciò non vuol dire che viene incoraggiato l’individualismo esasperato dei nostri anni, ma che ogni singola persona ha diritto a vivere decorosamente e liberamente.
Con l’entrata in vigore della nostra Costituzione, 1 gennaio 1948, il nostro diventa uno stato di diritto e un singolo cittadino può chiamare anche lo Stato in giudizio.
Chi assume cariche pubbliche elettive giura di rispettare la Costituzione e le leggi e non può agire a suo piacimento o legibus solutus (senza rispettare le leggi).
Carmine Granato


