Prima di iscriversi all’università o prima di entrare nel mondo del lavoro, una buona percentuale di giovani passa tredici anni della sua vita tra i banchi di scuola. Molte scuole non hanno neanche uno straccio di documento di agibilità e tante scuole non dispongono di una palestra degna di questo nome. In molte scuole la parola “orientamento” è quasi sconosciuta e la biblioteca è assente. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nonostante i 13 anni passati a scuola, molti giovani non socializzano e si abbuffano di ore passate chini sul telefonino. Questi “eremiti” tecnologici non sono idonei per lavorare in gruppo, come ormai si fa in tantissimi settori lavorativi, non certo per carenze di intelligenza, ma soprattutto perché sono diventati i moderni eremiti concentrati su se stessi. Nei tredici anni passati tra le mura della scuola a questi giovani è mancata la socializzazione, che si realizza in luoghi di aggregazione, nei quali i giovani possano esercitarsi e confrontarsi con i loro coetanei in qualche attività sportiva di squadra o in qualche esercizio artistico di qualsiasi disciplina. I più penalizzati sono i ragazzi e le ragazze che vivono nei paesi piccoli, nei quali essi sono “invisibili”, perché per i giovani non c’è spazio nei bilanci degli Enti Locali Territoriali, soprattutto dei paesi. A queste carenza si aggiunga il fatto che molti paesi non sono neanche un modello di pulizia e di cura dell’ambiente. Spesso le manifestazioni culturali sono concepite per dare lustro a qualche oratore o per vantarsi di “avere fatto cultura”. Prova ne sia il fatto che a queste manifestazioni pseudoculturali i giovani sono quasi sempre assenti, tranne qualche rarissima eccezione. Come scusante si risponde che i “giovani sono apatici, indifferenti, non amano la cultura e neanche la lettura”. A chi accusa i giovani di apatia e indifferenza chiedo: ” Cosa hai fatto tu come politico, come genitore e come educatore affinché i giovani possano crescere socievoli, istruiti, acculturati e da cittadini consapevoli e maturi ? La cronaca ci dice che i giovani stanno prendendo consapevolezza della loro marginalità. Noi adulti ne dobbiamo essere coscienti e dobbiamo ascoltare le esigenze dei giovani, perché sono cittadini come gli altri e perché il futuro, che è già oggi, è nelle loro mani. Dagli Stati Uniti d’America e dalla Serbia i giovani ci stanno dando la “sveglia”. Non dobbiamo girarci dall’altra parte.
Carmine Granato

