La questione giovanile

Il messaggio dei bambini che corrono in piazza e che giocano con il pallone in pieno centro storico o imbrattano i muri inviano messaggi agli adulti

Condannata ogni forma di violenza e di vandalismo da qualunque parte venga, penso che la “questione giovanile” debba essere il primo pensiero anche di ogni amministrazione comunale, a prescindere dal colore della casacca politica, che indossa. La “questione giovanile”, con ovvie sfumature diverse, è presente nelle grandi città come nei piccoli paesi. Del disagio giovanile esistente nelle città abbiamo sentito parlare diffusamente dai giornali, scritti, parlati e televisivi. Il disagio giovanile nei piccoli centri non è all’ordine del giorno di nessun consiglio comunale e neanche viene ampiamente trattato dai giornali locali, perché i giovani sono pochi. I politici, o sedicenti tali, dimenticano che le elezioni si vincono anche con un solo voto di differenza. Quindi il voto di ogni singolo giovane è determinante. Voto a parte, i giovani sono cittadini come gli altri fin dalla nascita, hanno la capacità giuridica in attesa di acquisire la capacità di agire, che si consegue automaticamente con la maggiore età. La prima educazione i bambini la ricevono nella famiglia, che ha il compito di crescerli con l’aiuto dello Stato, in tutte le sue articolazioni, Comuni in prima linea. In particolare i Comuni devono creare le condizioni affinché le famiglie siano “aiutate” a crescere i figli, istituendo centri di aggregazione (compito che una volta era quasi esclusivo delle parrocchie). Oggi, molte parrocchie lavorano con impegno su questo versante, ma in molti paesi il Parroco è unico, non ha forze illimitate e non ha il dono dell’ubiquità. Ogni trasgressione giovanile rivela un disagio, che spesso noi adulti cerchiamo di reprimere, non cercando di indagarne le cause. I bambini e i ragazzi crescono bene in un paese pulito e ordinato, nel quale si senta odore di Comunità e nel quale essi abbiano adeguati spazi per mettere in luce le proprie capacità. L’ozio, la noia e la scarsa motivazione spingono i ragazzi a isolarsi con un telefonino in mano o davanti a un computer. I genitori hanno il dovere di chiedere ai Comuni di essere aiutati a crescere i figli nel migliore dei modi. Carmine Granato

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