Come da tradizione in Italia, il mese di agosto è dedicato tutto o in parte alle ferie estive. Molti emigrati, in Italia o nel resto del mondo, tornano ai loro luoghi di nascita, che diventano occasione per rimpatriate e per riunioni conviviali tra vecchi e nuovi amici. Provenendo da Paesi e da città ed esperienze diverse, ognuno cerca di arricchire i dialoghi e le riunioni di argomenti diversi. Uno degli argomenti preferiti dagli italiani è sicuramente la politica generale, ma quella locale è la più “incandescente”. Infatti non è raro che tra “residenti” e “villeggianti” si accendano discussioni interminabili e divisive. A volte, i residenti non sopportano le “intrusioni” dei villeggianti. Questi ultimi a loro volta rivendicano giustamente il diritto di parola anche perché sono quasi tutti contribuenti a favore del Comune, nel quale sono proprietari di case, soprattutto ereditate. Non siamo in tribunale e non è nostro compito decidere chi abbia ragione o torto nelle singole questioni sollevate. Ciò che sappiamo per certo è che in Italia vige ancora la Costituzione, scritta e approvata dall’Assemblea Costituente, della quale facevano parte 21 donne, eletta con suffragio universale il 2 e 3 giugno del 1946, quando , in Italia, votarono per la prima volta anche le donne. All’articolo 21 la nostra Carta costituzionale recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. (…)”. Più chiaro di così non si poteva scrivere. Questo articolo è stato così concepito per evitare che nell’era repubblicana si adottasse la censura e la violenza tipiche della dittatura, dalla quale l’Italia usciva, dopo una disastrosa guerra mondiale che ci è costata 472 mila morti, fame, miseria, distruzioni e dolore.
Carmine Granato
