Fatti propri e senso civico

Prima di essere sottoposto ad un intervento chirurgico, con grande rispetto Papa Leone XIV informa personalmente il popolo che gli devono asportare un nodulo ad un polmone. Siamo tutti in trepidazione per il Sommo Pontefice venuto dagli Stati Uniti d’America. Parla il ministro del “Tesoro” in un’aula deserta. Dice che i parlamentari non vogliono lavorare. Si tiene un autocrate monologo comunale in un’aula quasi deserta. Tutti dicono. “Tanto non cambia niente”, ” E’ come quando c’era lui, caro lei”. Un drone ammazza 3 bambini in Ucraina, ma…” è lontano e non sono fatti nostri”. Si sente il vagito di un bimbo nei pressi di un cassonetto della spazzatura e tutti tirano dritto fino a quando una signora, che portava a spasso la cagnetta, non interviene per recuperare il neonato abbandonato. La città rigurgita di spazzatura e la gente aggiunge e tira dritto, facendo spallucce. In una importante associazione cittadina il presidente è in carica da 32 anni per sua decisione e tutto va bene: “Non sono affari di casa mia”. Un politico si sente male e qualcuno mi sussurra: ” Meglio a lui che a noi”. La spazzatura sommerge la città e le strade sono sporche, a molti basta chiudere occhi, orecchie, naso e gola e raggiungere casa: “Tanto è inutile protestare”. Una famiglia è in serie difficoltà, come gli altri 5 milioni di italiani, che vivono sotto la soglia della povertà: “Non sono fatti miei”. Camminiamo a zig zag per non fare vedere alle “staffette” che salutiamo i nominativi contenuti nelle liste di proscrizione e di ostracismo. Nelle nostre strade facciamo lo slalom, ci fingiamo impegnati in false conversazioni telefoniche e in osservazione di panorami a noi noti da sempre. Ci inventiamo leggi che non esistono e tentiamo di fare credere a tutti che il fuoco vada naturalmente verso il basso, mentre l’acqua corra spontaneamente verso l’alto. I tempi dell’analfabetismo di massa sono finiti. Anche se abbiamo ancora un tasso di analfabetismo funzionale che supera il 35 per cento e che annovera nelle sue file anche gente insospettata. L’elenco potrebbe continuare e sarebbe facile cadere in un becero moralismo da quattro soldi. Invece del moralismo ci vuole un appello alla nostra intelligenza. L’intelligenza ci deve fare mettere da parte l’indifferenza e ci deve fare riflettere. Stiamo vivendo in una società malata. La ricerca spasmodica e affannosa anche di piccoli vantaggi personali ci fa dimenticare che siamo umani e cristiani; ci fa dimenticare che un paese diviso è un paese profondamente minato alle sue basi. Il nostro egoismo ci fa dimenticare che la nostra vita è appesa ad un debole filo di ragnatela. Di mattina non esitiamo a umiliare, a offendere e a violare i diritti dei nostri fratelli perché certi numeri sono dalla nostra parte e alla sera preghiamo pubblicamente per mostrarci religiosamente pii. La nostra intelligenza è offuscata al punto da non farci ricordare che basta poco per cadere e per avere bisogno di un fratello che ci tenga per mano e ci dica una parola. La nostra intelligenza è offuscata dall’egoismo al punto da farci dimenticare che le nuove generazioni ci guardano e imparano da noi. Carmine Granato

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