Monti Dauni. L’arretratezza e l’indolenza di un certo sud dell’Italia non devono decidere il destino delle popolazioni del Sud di un Paese ricco di grandi energie umane ed economiche

Non è scritto da nessuna parte che le zone interne del sud dell’Italia e non solo debbano essere abbandonate a se stesse. Sud dell’Italia non vuol dire arretratezza. La Puglia è una regione carica di storia e di storie, ha cambiato pelle dalla fine della seconda guerra mondiale e la sua è un’economia che ben figura nel panorama italiano e non solo. Dal punto di vista culturale, accanto ai tanti licei e a tutte le scuole superiori troviamo gli atenei di Bari, di Foggia e di Lecce , che operano accanto al Politecnico di Bari e di tante altre istituzioni culturali di prim’ordine. Le aree e i territori claudicanti o in fase di declino si trovano all’interno della nostra Regione. E non certo per colpa del “destino cinico e baro”, come diceva Giuseppe Saragat, già presidente della Repubblica italiana. Le aree interne, e in particolare i Monti Dauni, sono in sofferenza anche e forse soprattutto per le scelte non sempre produttive e lungimiranti che vengono fatte dalle amministrazioni locali. Molti amministratori locali si ostinano a gestire l’esistente, senza mai guardarsi intorno, senza mai uscire dal “cortile” del proprio comune e senza mai proiettarsi nel futuro. In qualche comune accade che per i giovani, che rappresentano il nostro futuro, come si dice nei convegni, non si faccia molto. Anzi. In alcune località i giovani sono invisibili e vengono attenzionati, come si dice un burocratese e in politichese, solamente quando diventano elettori. Vengono attenzionati non per offrire loro un lavoro, ma per dare loro un sussidio, che dia loro un contentino. Ai giovani non insegniamo a pescare, ma li accontentiamo con una modica quantità di pesce azzurro e neanche di ottima qualità. Pare che il comune di Biccari e qualche altro comune viaggino in controtendenza rispetto ai comuni che incoscientemente si avviano verso lo spopolamento più marcato, a causa di sciagurate politiche di spese sbagliate e non finalizzate al progresso e al ripopolamento. “Ci spopoliamo, governo ladro” in questo caso non funziona, perché molti comuni amministrano tantissimi soldi, ma li amministrano malissimo. Ancora una volta dobbiamo dire “chi è causa del suo male pianga se stesso”. Questa è la situazione attuale, ma nessun medico ha prescritto che la malattia della cattiva amministrazione non venga eradicata dai cittadini, andando alle urne a scegliere amministratori capaci, onesti e amanti del bene pubblico. Prendiamo esempio dalla Regione Toscana, che “cura” i giovani con la cultura, con il teatro, con le attività ludiche e sportive e con un grande progetto di socializzazione.

Carmine Granato

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