Ricordi della fu “Fiera di San Pasquale”
La “Fiera di San Pasquale” per Sant’Agata era come l “Fiera del Levante” per Bari. Al posto dei trattori, che fanno bella mostra di sé nelle moderne fiere dell’Agricoltura. C’erano quadrupedi di ogni genere in bella vista, nel campo che si trovava a destra del campo sportivo, dalla parte opposta del cimitero. In quello spazio troneggiava un gelso rosso gigantesco salivamo anche il 15 bambini. Grande e competente mercante di quadrupedi da lavoro e non solo era Rocco Barbetta, da tutti conosciuto e non solo a Sant’Agata. Prima dell’abbattimento, a pochi passi si trovava il Convento di San Carlo, come tutti lo chiamavamo. Sulle rovine della parte anteriore del Convento giocavano i bambini e i ragazzi dell’epoca. La Fiera era piena zeppa di bancarelle di ogni tipo, che esponevano merci di ogni genere. I calzolai di Accadia vendevano delle bellissime scarpe confezionate a mano nelle loro botteghe. Molte famiglie aspettavano la Fiera per comprare di tutto. Un personaggio, che mi è rimasto impresso, era il “piattaro”, che era l’unico a usare un microfono, avvolto da un colorato fazzoletto. Il piattaro faceva delle offerte molto accattivanti, proponendo servizi di piatti a prezzi molto convenienti. Alla Fiera di San Pasquale con pochi biglietti da mille si portava a casa parecchia roba. Negli anni ’50 dello scorso secolo, un bracciate agricolo guadagnava 800 lire al giorno.
A Sant’Agata molti rimandavano i loro acquisti perché aspettavano la Fiera di San Pasquale per fare gli acquisti per tutta la famiglia, compreso l’asino, che era l’animale da trasporto più usato.
Con la inspiegabile soppressione della Fiera di San Pasquale un altro pezzo di storia e di memoria di Sant’Agata muore, mentre si parla di tradizioni, di identità e di cultura, a volte, a sproposito.
Carmine Granato

