Monti Dauni. Frugno e legge quadro sulle aree protette

I corsi d’acqua non sono problemi da correggere ma ecosistemi da preservare

Il Torrente Frugno rappresenta un elemento paesaggistico e ambientale di grande valore per l’area dei Monti Dauni. La sua tutela è fondamentale non solo per la biodiversità, ma anche per la qualità del paesaggio rurale e per la prevenzione del dissesto idrogeologico, ma anche per la possibile istituzione del Parco Naturale Regionale dei Monti Dauni, previsto dalla Legge 6 dicembre 1991, n. 394 – Legge quadro sulle aree protette, Legge Regionale Puglia 24 luglio 1997, n. 19 – Norme per l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette ed il DGR Puglia 3 agosto 2007, n. 1366 “– Atto di indirizzo e coordinamento per l’attuazione della L.R. 19/1997”.

Il Frugno è un torrente situato nella provincia di Foggia lungo circa 21 km, nasce al confine tra i territori comunali di Anzano, Monteleone e Sant’Agata. Ha un andamento piuttosto incurvato soprattutto nel primo tratto e passa nelle vicinanze del monte Crispignano (alto 1104 m s.l.m.) dove forma le cosiddette gole di Pietra di Punta. In tutto il tratto intermedio (ove costituisce il confine comunale tra Accadia e la stessa Sant’Agata) il torrente scorre assai tortuoso e incassato; viceversa nell’ultima parte del suo percorso (ove penetra decisamente nel territorio di Sant’Agata) scorre placido, ampio e quasi rettilineo fino all’ex-convento di Sant’Antuono ove si unisce al torrente Calaggio per formare il fiume Carapelle.

Il torrente Frugno, abbiamo scoperto, è interessato da lavori in fase avanzata, con finanziamenti già assegnati di 3.100.000 €, nell’ambito del Programma Regionale Puglia PR Puglia FESR–FSE+ 2021–2027 – Priorità II, prevede come obiettivo specifico la promozione dell’adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione dei rischi di catastrofe e la resilienza.

Il tutto attraverso il miglioramento dell’officiosità idraulica del reticolo idrografico superficiale, per ridurre I rischi determinati da eventi estremi provocati dai cambiamenti climatici.

Bisogna ricordare che il Frugno non è solo un torrente ma è anche un vero e proprio corridoio ecologico. Esso è uno scrigno di biodiversità e non vorremmo che gli interventi in essere vadano a distruggere habitat che favoriscono la riproduzione della fauna, a ridurre la complessità naturale rendendo più vulnerabile l’ecosistema e più soggetto agli eventi estremi e meno capace di adattarsi ai cambiamenti climatici.

Chiediamo che tali interventi di messa in sicurezza del Torrente Frugno siano pienamente coerenti con la tutela ecosistemica, adottando in modo prioritario tecniche naturalistiche per la stabilizzazione delle sponde; tutelando la vegetazione ripariale e ripristinando le aree degradate. E’ necessario un monitoraggio ambientale ante e post operam con pubblicazione dei dati.; gli interventi sul torrente devono salvaguardare la morfologia naturale, la vegetazione ripariale e la continuità ecologica con soluzioni basate sulla natura, utilizzando la rinaturalizzazione e gestione sostenibile delle acque e coinvolgendo le comunità locali, le associazioni e i portatori di interesse (agricoltori).

Si chiede che gli interventi siano realizzati nel pieno rispetto della morfologia naturale del torrente e della sua biodiversità.

Tonino Soldo

Tags: