Identità a futuro a rischio se la scuola cade a pezzi in tutti i sensi

I nuovi programmi scolastici sono un libro dei sogni

Neanche il governo Meloni è sfuggito alla tentazione di mettere mano ai programmi scolastici, come hanno già fatto quasi tutti i ministri che si sono succeduti nel dicastero di Viale Trastevere, a Roma.

I termini più usati e abusati in questa proposta di riforma spiccano l’identità e il futuro. Quale governo e quale ministro non ha parlato di futuro ? Nessuno, almeno dall’approvazione della legge Gentile a oggi.

La riforma di cui si parla è quella della scuola secondaria di secondo grado, che termina con il conseguimento della maturità da parte di quasi il 100 per cento di candidati.

Le intenzioni e i propositi sono degni di lode, anche si consiglia di usare testi “facili”.

Questa riforma verrebbe proposta ad una scuola, che cade a pezzi, fisicamente e psicologicamente.

Almeno il quaranta per cento delle scuole italiane non sono a norma di sicurezza.

Gli insegnanti di ogni ordine e grado di scuola sono pagati malissimo e quindi godono di scarsa considerazione sociale.

Ne consegue che, fatte le dovute eccezioni, sono abbastanza frustrati e demotivati.

A questi disagi si aggiunge il fatto che non pochi genitori si comportano come agguerriti “sindacalisti” dei loro figli nei confronti dei docenti di ogni ordine e grado di scuola, ricorrendo alle maniere forti o all’autorità giudiziaria amministrativa.

Più di qualche docente classificano positivamente i loro alunni a prescindere dalla effettiva preparazione.

Risultato ?

Il livello medio della cultura in Italia si è abbassato notevolmente al punto che quasi il 40 per cento degli adulti e degli studenti non è capace di leggere e capire un brano di media difficoltà scritto in lingua italiana.

Nonostante tutto, la scuola riesce ancora a “sfornare” bravi diplomati, che ormai in massa scappano all’estero a lavorare o si iscrivono all’università con il fermo proposito di espatriare. Chi resta in Italia ? I vecchi e i lavoratori poco qualificati e i pochi laureati, che non riescono a espatriare.

Come faremo a conservare la nostra identità e a progettare efficacemente un futuro per il nostro Paese e per i giovani ?

Carmine Granato

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